
Oggi, davanti al Parlamento inglese il magnate dei media Rupert Murdoch, "lo squalo", ha preso le distanze dallo scandalo delle intercettazioni abusive dicendo che lui non ne sapeva nulla: "Non posso certo controllare tutto". Anche la sua cocca Rebecca Brooks, una che a colpi di scoop indegni ha fatto lievitare le vendite del News of the world tanto da far apparire la morte del giornale come una sorta di inevitabile catarsi, dopo aver detto semplicemente "Sorry" alle sue vittime, ha spiegato che lei naturalmente non c'entrava niente.
Fa un po' specie aggiungere a siffatta compagnia un caso tragico, per il quale provo sentimenti di rispetto e di pietà, ma che purtroppo è un altro segnale della tendenza al ping pong delle responsabilità: è il caso di Mario Cal, l'ex vicepresidente dell'ospedale San Raffaele, che si è tolto la vita dopo aver lasciato alla moglie un messaggio in cui era scritto: "Pago per colpe non mie".
Il "noncentrismo" dilagante lascia sempre delle ferite aperte. Solo in pochi casi è innocuo.
"Non sono stato io, è stata un'amica, a mia insaputa, a mandare alcune mie foto per un set fotografico". Così David Gandy, il palestrato sex symbol inglese bruno, occhi azzurri, slip bianchi, "parlami d'amore Mariù", protagonista della campagna di Dolce e Gabbana tra i faraglioni di Capri, si è schermito con falsa modestia, spiegando l'inizio della sua fortunata carriera. Non è stato lui. E allora? A chi importa chi è stato?