Tanti api operose che producono solidarietà per far fronte all'emergenza di chi è emarginato, non trova lavoro o l'ha perso. Questo lo scopo dell'Associazione Alveare, costituita presso la parrocchia di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa (via Neera 24, tel. 0289500817), quartiere Stadera, una delle zone critiche di Milano, dove situazioni di povertà e degrado sono all'ordine del giorno.
"Siamo nati nel settembre 2012", dice Luca Maiocchi, responsabile dell'associazione, "e a oggi abbiamo aiutato circa 180 persone senza lavoro, italiani e stranieri, di cui poi una ventina ha trovato un'occupazione stabile, ma soprattutto li abbiamo aiutati a incontrarsi, a conoscersi, a sentirsi parte della comunità superando l'isolamento sociale in cui ci si viene a trovare quando non si ha un'occupazione".
Il progetto funziona così: chi ha bisogno di aiuto chiede un colloquio e, a seconda di quel che sa fare, viene messo in contatto dall'associazione con chi ha bisogno di quelle prestazioni ma ha pochi soldi per pagare. Per esempio, una nonnina vorrebbe rinfrescare la sua casa ma non ce la fa a pagare un imbianchino, ecco che l'associazione le trova chi fa il lavoro. Il compenso sarà dato con i "buoni lavoro" (voucher) dell'Inps per il lavoro "accessorio", che il lavoratore andrà a riscuotere (a fronte di un compenso di 25 euro lorde al lavoratore ne resteranno in tasca 18,75) in un qualunque ufficio postale.
L'associazione, che si autofinanzia con donazioni (si stanno cercando mille famiglie che si impegnino a donare cinque euro al mese per sei mesi, un anno....), è anche molto attiva nel recuperare e mantenere il decoro del quartiere e vi promuove lavori socialmente utili (sempre pagati con i voucher) come la pulizia dei marciapiedi, la sistemazione di aule e giardini della scuola Cesare Battisti, l'eliminazione dei graffiti dai muri, la sistemazione di locali per le attività di volontariato.
giovedì 27 marzo 2014
mercoledì 26 marzo 2014
Armarsi per essere liberi. Ma era Obama o Bush?
Il presidente Obama, da Bruxelles, prima tappa del suo viaggio di domani verso Roma, ha raccomandato: "Non tagliate i fondi alla difesa. La libertà ha un prezzo".
Come a dire che per essere liberi bisogna armarsi ben bene; certo, ci sono in giro diversi focolai di guerra sempre più minacciosi, ma forse prima è il caso di rafforzare il lavoro delle diplomazie.
E poi, se la detenzione di questi costosissimi armamenti rende liberi ma sottrae risorse fondamentali per nutrire le popolazioni più bisognose e combattere miseria e povertà sempre più diffuse, che cosa ce ne facciamo? Liberi, ma morti di fame.
Come a dire che per essere liberi bisogna armarsi ben bene; certo, ci sono in giro diversi focolai di guerra sempre più minacciosi, ma forse prima è il caso di rafforzare il lavoro delle diplomazie.
E poi, se la detenzione di questi costosissimi armamenti rende liberi ma sottrae risorse fondamentali per nutrire le popolazioni più bisognose e combattere miseria e povertà sempre più diffuse, che cosa ce ne facciamo? Liberi, ma morti di fame.
lunedì 24 marzo 2014
Lo stipendio di Moretti secondo Abravanel
Nel dibattito scatenato dall'improvvida prima dichiarazione di Mauro Moretti (nella seconda ha aggiustato un po' il tiro), amministratore delegato del Gruppo FS, sulla propria retribuzione, ho ascoltato quel che ha detto a Rainews 24 Roger Abravanel, manager, scrittore, ex director McKinsey, voce della meritocrazia, editorialista del Corriere della Sera.
Premesso che non bisogna punire i bravi manager, Abravanel ha affermato che un conto è tagliare i compensi nella pubblica amministrazione (da fare), altro è porre un limite alle retribuzioni dei manager nelle società a partecipazione pubblica, aziende che devono misurarsi col mercato.
Inoltre, ed è questo ciò che mi ha colpito di più nell'intervista, Abravanel ha detto che, tra gli elementi che formano le retribuzioni dei grandi manager delle aziende a partecipazione statale c'è anche una quota che compensa il rischio di perdere l'incarico quando cambia il governo che li ha nominati (spoil system). Però, ha aggiunto Abravanel, è difficile che questo accada.
Ricordo che talvolta è accaduto anche che un manager, responsabile di una gestione fallimentare (Giancarlo Cimoli nominato da Prodi alle Ferrovie dello Stato), invece di perdere il posto ben retribuito, fosse andato a far danni - e che danni - altrove (all'Alitalia, nominato da Berlusconi).
Bene, il principio è giusto: il rischio di perdere il lavoro va compensato. Anche la flessibilità del lavoro, proprio perché comporta un alto rischio di perdere il lavoro, dovrebbe costare di più alle aziende. Un principio che dovrebbe valere per tutti. Ma non è così.
Come la mettiamo infatti con tutti coloro la cui occupazione, per esempio, non ha alcuna garanzia di stabilità, come i lavoratori costretti, in violazione della legge, a fare i finti professionisti o i finti autonomi con stipendi che, se non venissero integrati dal welfare famigliare (le pensioni dei genitori o dei nonni), basterebbero loro solo per vivere con fatica alla giornata? Non parliamo del futuro.
Nel nostro Paese c'è sempre qualcuno più uguale degli altri di fronte alla legge.
Premesso che non bisogna punire i bravi manager, Abravanel ha affermato che un conto è tagliare i compensi nella pubblica amministrazione (da fare), altro è porre un limite alle retribuzioni dei manager nelle società a partecipazione pubblica, aziende che devono misurarsi col mercato.
Inoltre, ed è questo ciò che mi ha colpito di più nell'intervista, Abravanel ha detto che, tra gli elementi che formano le retribuzioni dei grandi manager delle aziende a partecipazione statale c'è anche una quota che compensa il rischio di perdere l'incarico quando cambia il governo che li ha nominati (spoil system). Però, ha aggiunto Abravanel, è difficile che questo accada.
Ricordo che talvolta è accaduto anche che un manager, responsabile di una gestione fallimentare (Giancarlo Cimoli nominato da Prodi alle Ferrovie dello Stato), invece di perdere il posto ben retribuito, fosse andato a far danni - e che danni - altrove (all'Alitalia, nominato da Berlusconi).
Bene, il principio è giusto: il rischio di perdere il lavoro va compensato. Anche la flessibilità del lavoro, proprio perché comporta un alto rischio di perdere il lavoro, dovrebbe costare di più alle aziende. Un principio che dovrebbe valere per tutti. Ma non è così.
Come la mettiamo infatti con tutti coloro la cui occupazione, per esempio, non ha alcuna garanzia di stabilità, come i lavoratori costretti, in violazione della legge, a fare i finti professionisti o i finti autonomi con stipendi che, se non venissero integrati dal welfare famigliare (le pensioni dei genitori o dei nonni), basterebbero loro solo per vivere con fatica alla giornata? Non parliamo del futuro.
Nel nostro Paese c'è sempre qualcuno più uguale degli altri di fronte alla legge.
venerdì 21 marzo 2014
Moretti, ad Gruppo FS, non conosce vergogna
Mauro Moretti, amministratore delegato del gruppo delle FS, non conosce la vergogna. Se verrà fissato un tetto per le retribuzioni dei grandi manager pubblici, Moretti (che guadagna solo 850 mila euro l'anno) cercherà di espatriare e così, dice lui, faranno i suoi colleghi.Bisognerebbe che qualcuno ricordasse a Moretti che è imputato per la strage ferroviaria nella stazione di Viareggio e nella zona circostante (20 giugno 2009) in cui morirono 32 persone e molte altre decine rimasero ferite a causa del deragliamento di un treno merci che provocò l'esplosione di un carro cisterna contenente gas GPL.
Pertanto, prima di fare qualsiasi progetto di espatrio, Moretti risponda in tribunale delle accuse pesanti che gli sono state rivolte.
Quelli come lui vadano pure all'estero. In qualsiasi Paese del mondo ci sarà senz'altro la fila per assicurarsi le loro supercostose prestazioni...... Ma facciano il piacere!
giovedì 20 marzo 2014
Eataly Smeraldo: la tradizione italiana a tavola
Dopo il Duomo, la Galleria, il Cenacolo di Leonardo, il teatro alla Scala, la pinacoteca di Brera, l'abside della chiesa di San Satiro col geniale inganno prospettico del Bramante, il ciclo degli affreschi nella chiesa di San Maurizio al Monastero, il "Pirellone" di Gio' Ponti, la torre Unicredit (di César Pelli, architetto argentino ma di origini italiane), è stato inaugurato "Eataly Smeraldo", tempio dell'enogastronomia, un vero paradiso del mangiare e del bere italiano (con qualche escursione nei prodotti di qualità di altri Paesi) nato da un'idea di Oscar Farinetti, realizzato all'interno dell'ex teatro Smeraldo: un pianoforte e una bella galleria di ritratti degli artisti che hanno calcato il suo palcoscenico tengono vivo il ricordo dei 70 anni di vita del teatro, dal varietà degli inizi, alle commedie, ai musical, alla danza, ai concerti.
Mi sono emozionata vedendo i loro bei ritratti in bianco e nero sospesi nel salone d'ingresso. Forse è un po' troppo pensare che lo spirito del teatro possa sopravvivere tra tagli pregiati di carne piemontese, tortellini fatti a mano davanti ai clienti, vini D.O.C.G., ristoranti, laboratori di cucina e di cultura del cibo per bambini e pensionati, però mi piace augurarmi che sia così per non essere sopraffatta dal forte profumo di business (è lo spirito dei nostri tempi) che aleggia tra i banconi e gli scaffali dove cibi e bevande sono "impaginati" con una grafica allettante. Del resto il pianoforte che troneggia al centro della struttura non è lì per caso, ma perché vi si continuerà a fare musica.
La cultura del cibo e del vino al posto della cultura teatrale. In fondo, diciamo così, sempre di eccellenze si tratta, ognuna a suo modo spettacolare. Un dettaglio: la segnaletica interna è tutta in italiano; per le toilette dirigetevi verso la scritta "Gabinetti".
mercoledì 19 marzo 2014
Bonanni: su false partite Iva e Cocopro c'è omertà
Com'era ampiamente prevedibile, nessun giornale importante ha riportato la dichiarazione di un paio di giorni fa del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, quando ha detto, data l'assenza nelle nuove misure sul lavoro di attenzione anche per le false partite Iva e Cocopro, che sui precari c'è omertà.
Ha detto proprio omertà.
E' significativo che questa parola sia stata pronunciata proprio da un sindacalista, quando finora il sindacato ha sempre chiuso occhi e orecchie su questo grave problema.
Ha detto proprio omertà.
E' significativo che questa parola sia stata pronunciata proprio da un sindacalista, quando finora il sindacato ha sempre chiuso occhi e orecchie su questo grave problema.
lunedì 17 marzo 2014
Lavoro: può la riforma essere efficace ma ingiusta?
Giuliano Poletti, neoministro del Lavoro, a proposito dei due provvedimenti sul lavoro decisi dal governo Renzi (nuove norme su apprendistato e contratto a tempo determinato), che hanno avuto la totale approvazione degli imprenditori e il totale dissenso della Cgil, contraria perché producono altra precarietà, nell'intervista di ieri a Repubblica ha detto con garbo una cosa però molto grave. Questa: "Avere norme giuste che non producono effetti o ne producono di contrari è peggio....... Io sono più interessato al futuro dei ragazzi che alla perfezione della norma".
Apparentemente un'affermazione di buon senso ma, a leggerla bene, si capisce (se ce ne fosse ancora bisogno) qual è stato il principio al quale, a partire dalla legge Biagi/Maroni fino alla Fornero/Monti, si è uniformato il legislatore: creare occupazione purché sia.
Anche gli schiavi lavoravano. Anche chi ha un contratto atipico fasullo lavora (ma non può chiedere un mutuo, non ha Tfr eccetera). Non è questo l'obiettivo da perseguire.
L'obiettivo dovrebbe essere quello di fare una vera riforma del lavoro che elimini finalmente il dualismo perverso che norme ingiuste hanno creato, sanare tutti gli abusi esistenti creati dai contratti atipici (qualcuno mi dovrebbe spiegare in modo convincente perché una persona che lavora da tanti anni con la stessa azienda avendo rinnovato con continuità un sacco di contratti fasulli non dovrebbe avere un regolare contratto di lavoro da dipendente, cioè non dovrebbe avere anche giustizia.....). E poi riservare alla flessibilità due/tre tipologie contrattuali (non le attuali decine) indispensabili per regolare davvero altre eventuali esigenze produttive. La flessibilità non deve creare precarietà.
Lo so che non è facile far ripartire la crescita e creare così nuova occupazione. Ma il governo è lì apposta per studiare come fare: se si limita a trovare strumenti di intervento efficaci e discriminatori, a beneficio cioè solo dei lavoratori dipendenti (aumento in busta paga) e degli imprenditori (riduzione Irap) e demandando a un disegno di legge che verrà (campa cavallo...) tutto il resto della complessa materia, non ci siamo.
Avallando ancora una volta il principio che, in nome degli effetti "positivi" si può far a meno della giustizia si firma il certificato di morte di qualche generazione. Altro che futuro.
Apparentemente un'affermazione di buon senso ma, a leggerla bene, si capisce (se ce ne fosse ancora bisogno) qual è stato il principio al quale, a partire dalla legge Biagi/Maroni fino alla Fornero/Monti, si è uniformato il legislatore: creare occupazione purché sia.
Anche gli schiavi lavoravano. Anche chi ha un contratto atipico fasullo lavora (ma non può chiedere un mutuo, non ha Tfr eccetera). Non è questo l'obiettivo da perseguire.
L'obiettivo dovrebbe essere quello di fare una vera riforma del lavoro che elimini finalmente il dualismo perverso che norme ingiuste hanno creato, sanare tutti gli abusi esistenti creati dai contratti atipici (qualcuno mi dovrebbe spiegare in modo convincente perché una persona che lavora da tanti anni con la stessa azienda avendo rinnovato con continuità un sacco di contratti fasulli non dovrebbe avere un regolare contratto di lavoro da dipendente, cioè non dovrebbe avere anche giustizia.....). E poi riservare alla flessibilità due/tre tipologie contrattuali (non le attuali decine) indispensabili per regolare davvero altre eventuali esigenze produttive. La flessibilità non deve creare precarietà.
Lo so che non è facile far ripartire la crescita e creare così nuova occupazione. Ma il governo è lì apposta per studiare come fare: se si limita a trovare strumenti di intervento efficaci e discriminatori, a beneficio cioè solo dei lavoratori dipendenti (aumento in busta paga) e degli imprenditori (riduzione Irap) e demandando a un disegno di legge che verrà (campa cavallo...) tutto il resto della complessa materia, non ci siamo.
Avallando ancora una volta il principio che, in nome degli effetti "positivi" si può far a meno della giustizia si firma il certificato di morte di qualche generazione. Altro che futuro.
